Biblioteca JORGE GUILLÉN


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La nostra biblioteca è uno spazio ad accesso libero e un centro di informazione sulla Spagna e sul mondo ispanico

La biblioteca dell’Istituto Cervantes di Milano è dedicata a Jorge Guillén, uno dei massimi esponenti della poesia pura e della Generazione del ’27, la cui carriera è stata caratterizzata dall’attività didattica in esilio, dal successo letterario ottenuto con opere quali *Cántico* e *Clamor* (che gli valsero il Premio Cervantes nel 1976), e da uno stretto legame editoriale e affettivo con la città di Milano.

[Fondos y colecciones]

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Fondo e collezioni


La biblioteca Jorge Guillén dell’Istituto Cervantes di Milano, fondata nel 1999, offre informazioni e documentazione specializzata sulle culture e le lingue della Spagna e dell’America Latina, rivolta a studenti, docenti e al pubblico in generale interessato al mondo ispanico.

La biblioteca dispone di una collezione di oltre 8.000 volumi in lingua spagnola a Milano, tra cui spiccano le sezioni di letteratura spagnola e ispanoamericana, fumetti, spagnolo come lingua straniera (ELE) e letteratura per l'infanzia.

È ad accesso libero e offre servizi di consultazione, prestito libri, ricerca di informazioni, oltre a organizzare laboratori, club di lettura in spagnolo e mostre bibliografiche legate alla programmazione culturale dell'Istituto Cervantes.

I fondi della biblioteca sono strutturati in diverse sezioni:

  • Opere di consultazione.
  • Letteratura spagnola e ispanoamericana.
  • Materiale per l'insegnamento e l'apprendimento dello spagnolo, del catalano, del galiziano e dell'euskera.
  • Storia, arte e scienze sociali.
  • Letteratura per l’infanzia e per ragazzi.

 

[Contacto y horario]

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Contatti
Días de apertura

Giorni di apertura

Orario (fino al 31/07/2026)
Lunedì Chiuso
Martedì, mercoledì e giovedì

dalle 11:30 alle 15:30

Venerdì Chiuso
Sabato Chiuso
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Biografia diJorge Guillén


Jorge Guillén non fu un poeta della malinconia né delle ombre; fu, prima di tutto, il grande cantore dell’esistenza, un poeta della chiarezza. Non scrisse per sfuggire al mondo, ma per affermarlo con precisione e fiducia. In tempi segnati dalla storia e dall’incertezza, la sua voce insistette su qualcosa di essenziale: la bellezza può essere anche una forma di resistenza.
 

La sua vita fu un viaggio tra luoghi e affetti. A partire dalla Residencia de Estudiantes fino alle aule della Sorbona, a Oxford e all’esilio americano, Guillén portò con sé la dignità delle lettere ispaniche. Dopo gli anni bui della Guerra Civile e il dolore dell’esilio, il poeta trovò in Italia il suo «centro stabile e felice». Per le strade di Firenze trovò un nuovo amore, e nel cuore di Milano, grazie alla sua complicità con l’editore Vanni Scheiwiller, i suoi versi trovarono un rifugio di carta e inchiostro che legò per sempre il suo nome a quella città.

 

 

 

 

 

Nato a Valladolid nel 1893, Guillén crebbe in un ambiente aperto e scoprì ben presto nella cultura uno spazio senza confini. Si formò tra la Spagna e l’Europa — dalla Residencia de Estudiantes alla Sorbona e a Oxford — e ben presto si collocò al centro del rinnovamento poetico del suo tempo. 
Nel 1919 inizia a scrivere Cántico, un’opera che continuerà a costruire nel corso degli anni e che costituisce una lucida celebrazione della realtà: un mondo ordinato dallo sguardo e da un linguaggio esigente, depurato fino all’essenziale.
La Guerra Civile interrompe quell’equilibrio. Dopo l’arresto, la purga e l’esilio nel 1938, inizia un lungo periodo come docente nelle università degli Stati Uniti. L’esperienza dello sradicamento e della perdita si incorpora allora nella sua scrittura.
Da questa consapevolezza nasce Clamor, dove la storia e il tempo entrano nella poesia senza ne compromettere il rigore. L’opera successiva — Homenaje, Y otros poemas, Final — mantiene quello sguardo attento, più vulnerabile, ma sempre fedele alla precisione che definisce il suo stile.
A partire dagli anni Cinquanta, l’Italia occupa un posto determinante nella sua vita. Non solo come paese di accoglienza, ma come spazio di affinità ed equilibrio. A Firenze trova un ambiente intellettuale affine, in dialogo con Oreste Macrí, Mario Luzi, Carlo Bo e Leone Traverso: una stessa concezione della poesia come disciplina, come forma di conoscenza.
Milano rappresenta, inoltre, la proiezione della sua opera in Europa. Il rapporto con l’editore Vanni Scheiwiller, a partire da All’insegna del pesce d’oro, colloca i suoi libri in un ambito culturale particolarmente curato ed esigente, in sintonia con voci come quelle di Vittorio Sereni ed Eugenio Montale. La pubblicazione di Aire Nuestro nel 1968 consolida tale riconoscimento.
L’Italia è anche un’esperienza personale. A Firenze conosce Irene Mochi-Sismondi, con cui condividerà gli ultimi anni della sua vita. Così, il Paese diventa per Guillén un luogo di appartenenza.
Nel 1976 ricevette il Premio Cervantes. Al di là del riconoscimento, la sua opera continua oggi a offrire qualcosa di essenziale ai suoi lettori: una lezione di chiarezza. Perché, anche in tempi difficili, Jorge Guillén ci ricorda che la poesia può aiutarci a guardare il mondo — e ad abitarlo — con maggiore verità.